Delusione, amarezza, vergogna. Queste sono le emozioni che ogni tifoso della Juve sta attraversando in questo momento.
Ieri sera si è tenuta la partita contro l’Atalanta che ci ha visti fallire miseramente e affondare come il Titanic.
Dopo un primo tempo in cui si era partiti anche aggressivi, nel secondo siamo rientrati spenti, senza grinta, senza quella fame di vittoria che invece dovrebbe esserci, soprattutto su partite come questa, dove ti stai giocando la lotta allo scudetto.
Scudetto ormai sfumato davanti ai nostri occhi in una partita e l’aria che tira all’interno della società e della squadra stessa non è delle migliori.
La dirigenza, questa sconosciuta, viene ripresa dalle telecamere mentre schiaccia un pisolino, quando tutti i tifosi intorno stanno fischiando alla vergogna e lasciano lo stadio senza nemmeno stare fino alla fine.
Ormai è palese a tutti che la dirigenza stia facendo veramente un lavoro di lucro e non di squadra perché ha speso, tanti, forse fin troppi soldi per giocatori che non stanno rendendo come dovrebbero e questo, una società e una squadra come la Juventus, non se lo può permettere.
Società, dirigenza e allenatore indegni di ricoprire quel ruolo perché, a nove mesi da inizio campionato, ci ritroviamo a dover lottare per il quarto posto con una squadra allo scatafascio totale, dove gli undici titolari non si sa ancora quali sono e dove giocatori ammalati vengono comunque fatti scendere in campo (basti vedere Yildiz che era in fase di recupero dopo esser stato colpito da un virus intestinale).
Nella giornata odierna si è tenuta l’ennesima giornata di riposo mentre ieri notte, a partita finita, c’è stato un incontro tra i piani alti per decidere il destino di Thiago Motta che sembra più propenso verso l’esonero a fine stagione, quando dovremo presentarci per i Mondiali per Club: insomma, una sciagura dietro l’altra.
L’unica cosa che ci rimane da fare è sperare in un miracolo ma, in queste condizioni, con una tifoseria sempre più distaccata e spaccata e con una società e una dirigenza indegne di essere chiamati così, la vedo dura.
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